Ciclismo, doping: quattro anni di squalifica a Taliani

Un tempo Mondiale d’autunno, prima che anche la corsa iridata s’infilasse in fondo all’anno del ciclismo, il durissimo Lombardia che oggi si arrampica sul Muro di Sormano prima di precipitare su Como, non avrà uno dei migliori dell’annata 2017, Tom Dumoulin appiedato da una forma influenzale. Buon per Nibali, che come al Giro avrebbe avuto l’olandese come maggiore ostacolo da superare, sulla strada di un bis a distanza di due anni dalla storica vittoria del 2015, la prima Classica Monumento vinta da un italiano dal 2008. È un ultimo giorno di scuola tuttavia rovinato da un remoto caso di doping riguardante l’Androni-Sidermec, il team che ha dominato la Ciclismo Cup, la challenge che riunisce le principali corse del calendario italiano e che assegna di diritto un posto al Giro d’Italia. Remoto, perché la positività di Alessio Taliani, classe 1990, risale al 4 agosto 2016, un controllo effettuato durante il Giro del Portogallo. Il corridore toscano assunse nell’occasione uno spray nasale per combattere un’allergia. Eccessiva, di pochissimo, la dose: 36 nanogrammi per millilitro contro i 30 consentiti. Il Tribunale Nazionale Antidoping ha comminato a Taliani il massimo della pena: 4 anni squalifica. “La squadra ha provveduto a licenziare in tronco il corridore” racconta Gianni Savio, lo storico team manager, “appena saputo dell’indagine nei suoi confronti abbiamo smesso di schierarlo in Ciclismo Cup, per la quale non ci ha portato punti, e poi non ha mai più corso da giugno. Un caso diversissimo da quelli di Taborre e Appollonio (Epo), Taliani è stato probabilmente sfortunato, ma questo non cambia la nostra decisione”.

Il caso è esploso nel giorno in cui il Mpcc (Movimento per un ciclismo credibile, l’associazione che riunisce sette team World Tour e una buona parte delle Professional, tra cui proprio l’Androni) ha inviato alla Wada una durissima lettera, nella quale chiede all’organismo mondiale antidoping una presa di posizione netta nei confronti di alcuni corticosteroidi e soprattutto del Tramadol, un potente antidolorifico che però, come effetto collaterale, provoca amnesie e perdite momentanee di lucidità. Il Tramadol, dopo anni di monitoraggio, non è ancora stato inserito dalla Wada nella lista delle sostanze dopanti: anche nell’aggiornamento, valido per la stagione 2018, il medicinale, secondo alcune voci assai diffuso in gruppo negli ultimi anni, non è presente. In un’intervista a Repubblica, Tim Wellens, uno dei protagonisti annunciati del Lombardia, parlava di una “inquietante zona grigia” e puntava il dito contro la leggerezza con cui alcuni medicinali, coperti da autorizzazioni terapeutiche, circolano in gruppo. Il nuovo presidente Uci David Lappartient ha assicurato, nel giorno della sua elezione, “un maggiore rigore” nella lotta contro l’abuso di farmaci. Lo chiede, dal suo interno, anche il 70% dei corridori (tanti sono quelli che militano nei team soci del Mpcc), i tempi sono davvero maturi per un netto cambio di rotta.
 

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