Argentina, Kempes sta con Dybala: «Su Messi ha ragione»

TORINO – «Messi e Dybala si pestano un po’ i piedi in campo e al momento sono incompatibili». Questa è la spiegazione data di recente dal ct Jorge Sampaoli, che nella notte tra martedì e mercoledì (ore 1.30) lascerà la ‘Joya’ della Juventus ancora fuori dai titolari nella decisiva trasferta della sua Argentina in Ecuador così come in panchina dovrebbe restare di nuovo anche Maurito Icardi e potrebbe finire pure il ‘Papu’ Gomez, partito dal primo minuto invece nel deludente 0-0 casalingo contro il Venezuela (il centravanti – secondo la stampa argentina e spagnola – sarà ancora Benedetto del Boca Juniors). Un’esclusione poco comprensibile quella di Dybala, appena inserito tra i 30 candidati al Pallone d’Oro, che secondo molti è stata causata da alcune sue frasi su Messi («È difficile giocare con lui perché ci muoviamo nella stessa posizione, ma è anche un piacere») interpretate male da tutti ma non da Mario Kempes.

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D’ACCORDO CON LA ‘JOYA’ – L’ex centravanti della ‘Selecciòn’ campione del mondo in casa nel 1978 si è invece schierato dalla parte del numero 10 juventino: «Quello che ha detto ‘el pibe’ è giusto – ha dichiarato ai microfoni di ‘Super Deportivo Radio’ – e chi non lo ha capito è ‘tonto’. Dybala intendeva dire che non sai mai quello che farà Messi e di conseguenza se giochi con lui non è facile trovare la giusta posizione perché non sai mai se ti passerà il pallone o meno, se andrà il tiro o partirà per conto suo in azione personale. Tutti ora dicono che questo ragazzo crede di essere Pelè e che dunque non può giocare con Messi ma le sue parole erano chiare, il pronlema è che ora che le cose vanno male in Argentina tutto diventa un caso». Dall’alto della sua esperienza poi Kempes, come ha fatto oggi l’altro ‘mostro sacro’ del calcio Dino Zoff con l’Italia, ha cercato di analizzare il momento difficile della propria Nazionale: «Un Mondiale senza Argentina e senza Messi sarebbe una catatrofe ma non capisco chi sostiene che ci sia un problema psicologico. Se parlassimo di ragazzi senza esperienza o abitudine di giocare in stadi pieni lo comprenderei, ma non è questo il caso».

 

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