Napoli, De Laurentiis: «Scudetto scippato, noi siamo la banda degli onesti»

TORINO – «Il campionato di quest’anno è stato falsato e scippato: noi apparteniamo a quella che Totò chiamava la ‘banda degli onesti». Con questa frase Aurelio De Laurentiis ha rinfocolato le polemiche dopo la stagione terminata il 20 maggio con la festa scudetto della Juventus. «Poi ci sono stati errori di valutazione durante tutto l’anno, di capacità di poter utilizzare la rosa a fondo – ha continuato -. Ma non voglio entrare in un discorso tecnico e non voglio aprire delle ferite che mi si sono rimarginate e che ho allontanato dai miei pensieri»

MERCATO – Il presidente del Napoli ha risposto alle domande dei tifosi sul palco di Dimaro Folgarida insieme a Insigne e Ancelotti: «So che vorreste Cavani, ma sgombriamo subito il campo – ha spiegato, entrando nei temi caldi di mercato -. Edi guadagna 20 milioni ogni 10 mesi, avere lui e non far giocare gli altri, nel momento in cui il nostro mister si è insediato, sarebbe grave. Un solo calciatore non basta per vincere: avevamo Higuain, che con noi ha fatto il record che gli è servito per guadagnare il doppio. Stiamo facendo degli assist, chi lavora con noi fa record e va a guadagnare il doppio. Cavani ha il mio numero, se vuole mi chiama, si riduce lo stipendio e mi fa parlare col Psg. So che vorrebbe tornare, ma quando è andato via per guadagnare il triplo non si è fatto scrupoli».

ANCELOTTI – Sul palco anche Ancelotti che ha spiegato la sua filosofia: «Spero di essere apprezzato da subito, so bene quelle che sono le aspettative di questo ambiente, questa società ha un progetto interessante, innovativo, negli ultimi dieci anni è stata sempre in crescita così come la squadra. In questi giorno ho avuto modo di vedere che i giocatori hanno elevate conoscenze tecnico-tattiche. E poi c’è un ambiente di tifosi ricco di passione: per tutte queste cose ho accettato volentieri questa bella esperienza, sono convinto che lo sarà per tutti».

LA ROSA – Sul valore della rosa Ancelotti si è detto sereno: «Vengo definito aziendalista perché considero questa squadra competitiva ad alti livelli? Non lo dico io, questa squadra l’anno scorso ha fatto 91 punti in campionato. Certo poteva far meglio in Champions e in Europa League, ma in Serie A ha fatto il massimo. Conosco i fatturati dei club, non sono al Real Madrid o al Bayern e perciò so bene quali sono le possibilità del club. Sono aziendalista perché per un allenatore è fondamentale avere il supporto della società. Parlare di altri calciatori significherebbe che non mi piacciono quelli che ho, ma io devo poterli guardare in faccia ogni giorno. Resto concentrato su di loro, il gruppo è sano e composto da calciatori bravi».

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